L e  p a l m e  m u o i o n o… 

C r i s t o   m u o r e  e  r i s o r g e

Che impressione terrificante vedere morire le palme nella nostra città di Palermo! Una sensazione di impotenza, di smarrimento, di morte.

  Questi alberi imponenti, maestosi, di una bellezza affascinante, sembravano immortali: il Punteruolo Rosso non ha avuto pietà di loro, anzi si è introdotto al’interno di essi mangiandone il cuore e lentamente ma inesorabilmente, svuotandoli, ne ha provocato il crollo, la morte.

 

  Questo fatto così eclatante ci porta a fare due considerazioni.

 

   La prima sulla città di Palermo, l’altra sulla realtà della vita del cristiano.

  Da città meravigliosamente bella, il cui patrimonio artistico e monumentale è di una bellezza struggente che spesso sfugge agli occhi dei palermitani, ormai adusi a goderne, ma che non sfugge all’ occhio del visitatore, Palermo è diventata una città “malata”, una città depressa, impigrita, stufa, arresa.

 E’ la Palermo “malata” che ha deposto la dignità di indignarsi, seduta a contemplare la fine di sé stessa, che si lecca le ferite senza versare più neanche una lacrima.

     Il cristiano, poi, davanti a questa peste delle palme, è chiamato a considerare la sua condizione di uomo peccatore. Egli può subire dal diavolo tentatore, il punteruolo rosso, che si annida in un cuore indurito, la sollecitazione al male perverso che distrugge lentamente, ma inesorabilmente, se stesso e gli altri.

 Scrivono i Vescovi italiani: “Torniamo, perciò, a condannare con forza una delle sue piaghe più profonde e durature un vero e proprio «cancro», come lo definivamo già nel 1989, una «tessitura malefica che avvolge e schiavizza la dignità della persona» , ossia la criminalità organizzata, rappresentata soprattutto dalle mafie che avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l’economia, deformano il volto autentico del Sud. «La mafia sta prepotentemente rialzando la testa», hanno denunciato i Vescovi della Calabria. «Di fronte a questo pericolo, si sta purtroppo abbassando l’attenzione. Il male viene ingoiato. Non si reagisce. La società civile fa fatica a scuotersi.  Chiaro per tutti il giogo che ci opprime” .

 

Cristo Gesù ha detto: “Non voglio la morte del peccatore,
ma  che si converta e viva”

 

  Hanno scritto i Vescovi nel documento “Per un paese solidale. Chiesa Italiana e mezzogiorno”

 “... la Chiesa è giunta a pronunciare, nei confronti della malavita organizzata, parole propriamente cristiane e tipicamente evangeliche, come peccato”, “conversione”,“pentimento”, “diritto e giudizio di Dio”, “martirio”, le sole che le permettono di offrire un contributo specifico alla formazione di una rinnovata coscienza cristiana e civile.

 .. si può comprendere che, in un contesto come quello meridionale, le mafie sono la configurazione più drammatica del “male” e del “peccato”. In questa prospettiva, non possono essere semplicisticamente interpretate come espressione di una religiosità distorta, ma come una forma brutale e devastante di rifiuto di Dio e di fraintendimento della vera religione: le mafie sono strutture di peccato...

  Sono soprattutto i giovani, infatti, ad aver ritrovato il gusto dell’associazionismo – tuttora particolarmente vivace nelle regioni del meridione –, dando vita a esperienze di volontariato e a reti di solidarietà, non volendo più sentirsi vittime della rassegnazione, della violenza e dello sfruttamento. Per questo sono scesi in piazza per gridare che il Mezzogiorno non è tutto mafia o un luogo senza speranza. I loro sono volti nuovi di uomini e donne che si espongono in prima persona, lavorano con rinnovata forza morale al riscatto della propria terra, lottano per vincere l’amarezza dell’emigrazione, per debellare il degrado di tanti quartieri delle periferie cittadine e sconfiggere la sfiducia che induce a rinviare nel tempo la formazione di una nuova famiglia. Sono volti non rassegnati, ma coraggiosi e forti, determinati a resistere e ad andare avanti”.

   Carissimi, veramente Gesù non vuole la nostra morte; Egli, nel suo amore senza limiti, ci chiede di allontanare il peccato per vivere da uomini e cristiani veraci. Le palme muoiono, anche noi certamente moriremo, ma Cristo ci vuole introdurre nella vita eterna. Questo è l’augurio della Pasqua di Resurrezione che desidero inviare a tutte le famiglie della parrocchia. Vostro p. Pietro.